Vittore Carpaccio

Vittore (o Vittorio) Carpaccio (Venezia 1460 circa - 1525/1526) fu un pittore italiano. La sua produzione, con soggetti cortesi e favolosi, piuttosto che prettamente umanistici, a lungo andare, lo renderà sostanzialmente un isolato, non al passo coi mutamenti della pittura veneziana.

Biografia

Vittore nasce a Venezia da Piero Scarpazza, mercante di pelli, verso il 1460. Successivamente, in seguito ai suoi contatti con l'ambiente umanistico veneziano, dominato da Ermolao Barbaro e Bernardo Bembo, mutò il cognome di famiglia in Carpaccio. Si collocano negli esordi del pittore il Salvator Mundi della Collezione Contini Bonaccosi e la Pietà di Palazzo Pitti, dove oltre all'influsso di Antonello da Messina e di Giovanni Bellini da cui riprese il senso della luce e del colore, si notano riferimenti a fonti extraveneziane, come ferraresi e urbinati.

Tra il 1490 e il 1495, realizza la tavola con le Due Dame Veneziane del Museo Correr a Venezia, l'opera è stata mutilata della parte superiore, ora conservata al Paul Getty Museum di Los Angeles col titolo: la Caccia in laguna, l'iconografia, tendo conto delle due parti, diventa più chiara: le due dame stanno aspettando il ritorno degli uomini dalla caccia.

Scuola di Sant'Orsola

Dal 1490 inizia i nove teleri con le Scene della vita di sant'Orsola, per la Scuola della santa omonima (ora conservati alle Gallerie dell'Accademia di Venezia), tratte dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine: L'arrivo degli ambasciatori inglesi presso il re di Bretagna, Il commiato degli ambasciatori, Il rimpatrio degli ambasciatori, L'incontro dei fidanzati e la partenza in pellegrinaggio (1495), L'incontro dei pellegrini col Papa, Il sogno della Santa (1495), L'arrivo a Colonia (1490), Il martirio dei pellegrini e i funerali della Santa (1493).

In diversi teleri Carpaccio inserisce elementi presi dal teatro sacro dell'epoca, ne Il commiato degli ambasciatori la scena è ambientata in un padiglione aperto, che ricorda gli apparati effimeri, questo è diviso in tre parti e la lettura iconografica va da destra a sinistra verso il fondo, come una specie di palcoscenico diviso in vari momenti, a destra in un interno, si svolge il colloquio tra il padre della santa e la santa stessa, in basso seduta sul primo gradina di una scaletta che conduce all'interno la nutrice, nel teatro dell'epoca tutti i personaggi erano in scena e seduti sulle rispettive sedie sul palco, quelli che dovevano recitare si alzavano in piedi e andavano al centro della scena a recitare con battute e gesti la loro parte, si può dedurre che mentre parla la santa col padre, la nutrice sta aspettando il momento di entrare in scena; al centro la scena con la consegna della lettera e congedo degli ambasciatori e in fondo sulla destra la partenza degli stessi, nel centro del fondo un tempio a pianta centrale e altri palazzi immaginari ma che ricordano dall'architettura la città lagunare, sulla destra in primo piano sotto una loggia aperta su una veduta marina con un galeone fuori dal proscenio è un uomo vestito con una toga rossa, questo è un'allusione alla figura del Festaiolo, cioè il narratore che nel teatro dell'epoca presentava e commentava le rappresentazioni, esso di solito era impersonificato con un angelo, che restava sulla scena durante tutto lo svolgimento dello spettacolo come tramite tra il pubblico e le vicende rappresentate. Tra gli spettatori si riconoscono dei personaggi con l'insegna della Compagnia della Calza, incaricata di organizzare feste e spettacoli in occasione del carnevale o feste solenni. Il tutto viene unificato sia dalla prospettiva che da una limpida metrica spaziale, che raccordano gli infiniti particolari di cui si compone la scena.

Ne L'incontro dei fidanzati e la partenza in pellegrinaggio la scena è divisa in due dal pennone, spostato sulla destra, accanto al quale siede Antonio Doredan, della Compagnia dell Calza e massimo finanziatore dell'opera, la divisione permette al pittore di contrapporre due tipi di paesaggi a sinistra l'Inghilterra con i suoi castelli e le sue rupi scoscese, dove Ereo prende congedo dal padre, a destra invece, con l'incontro dei due fidanzati e il commiato dal padre di Orsola in primo piano e sullo sfondo la partenza dei due per il pellegrinaggio, una fantastica città della Bretagna con architetture rinascimentali e Veneziane.

Ne Il sogno della Santa rappresenta il momento in cui la santa dorme nel letto matrimoniale, lasciato intatto dalla parte dello sposo, durante il sonno un angelo entra nella stanza e un fascio di luce rosata illumina l'ambiente, rivelando i sobri arredi dell'interno.

Datata al 1491 è la la pala con la Gloria di sant'Orsola.

Scuola di San Giovanni Evangelista

Partecipa alla realizzazione dei teleri per la Scuola di San Giovanni Evangelista, con il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto, del 1494, la scena è creata con un taglio assimetrico, in primo piano a sinistra la loggia gremita di personaggi mentre con subito dietro le facciate dei palazzi in scorcio, alla destra seguendo il corso del canale, dietro il ponte, le facciate dei palazzi irte di comignoli che si stagliano contro il cielo.

Tra il 1501 e il 1507 lavora a Palazzo Ducale, insieme a Giovanni Bellini per decorare la Sala del Maggior Consiglio, ciclo interamente perduto in seguito all'incendio del 1577.

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

A differenza dei precedenti teleri per la Scuola di Sant'Orsola, dove nelle singole rappresentazioni venivano inserite più scene, nei teleri per la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, realizzati tra il 1502 e il 1507 e tuttora in loco, si concentra su un unico episodio, rappresentando le storie dei tre santi dalmati, la semplificazione strutturale è accompagnata da un'ulteriore accentuazione fantastica che va a fondersi con la resa minuziosa del reale creando scena credibili ma avvolte da un'aurea fantastica, realizza le storie di san Girolamo, tre teleri con: San Girolamo e il leone nel convento, I funerali di san Girolamo, Sant'Agostino nello studio; un telero con San Trifone ammansisce il basilisco e tre teleri con le Storie di san Giorgio: San Giorgio in lotta col drago, Trionfo di san Giorgio, Il Battesimo di Selene.

Nel San Girolamo e il leone nel convento il centro è costituito dal santo che porta al convento il leone a cui ha appena levato la spina dalla zampa, circondato dalla precipitosa fuga dei frati spaventati dalla vista del leone.

Ne I funerali di san Girolamo pone al centro il corpo disteso del santo morto con intorno i frati in preghiera.

Nel Sant'Agostino nello studio, ambienta la scena della premonizione della morte di san Gerolamo da parte di sant'Agostino, in uno studiolo umanistico, gremiti di oggetti per il lavoro intellettuale, il santo è colto nel momento preciso della premonizione, mentre alza la penna smettendo di lavorare e con la faccia rivolta verso la finestra da cui filtra il raggio di luce che illumina la stanza.

Nel telero con San Trifone ammansisce il basilisco, del 1507, rappresenta il giovane santo, che riesce con la preghiera ad esorcizzare la figlia dell'imperatore Giordano, ammansendo il demonio, mostratosi sotto forma, secondo la leggenda, di «un cane nero con occhi del fuoco», da Carpaccio dipinto come una specie di grifone.

Nel telero con San Giorgio in lotta col drago la scena è inserito su un terreno cosparso dai macabri resti del pasto del drago, dove si affrontano il santo e quest'ultimo, ritratto quasi in posizione araldica, sulla destra dietro la principessa, un arco di roccia naturale che mostra una veduta di mare con veliero, sulla sinistra lo sguardo è condotto nel fondo dalla successione dei palmizi, che fiancheggiano una favolosa città orientaleggiante.

Scuola di Santa Maria degli Albanesi

Tra il 1504 e il 1508 realizza, con ampia partecipazione di aiuti, il ciclo con le Storie di Maria per la Scuola di Santa Maria degli Albanesi, ora divise: la Nascita di Maria, conservata all'Accademia Carrara di Bergamo; la Presentazione di Maria al tempio e il Miracolo della verga fiorita, alla Pinacoteca di Brera di Milano: l'Annunciazione, la Visitazione e la Morte della Vergine, alla Ca' d'Oro di Venezia.

Del 1510 circa sono le tavole col Compianto sul Cristo morto, ora conservato a Berlino alle Staatliche Museen, e la Meditazione sulla Passione conservata al Metropolitan Museum di New York, dove alle asprezze mantegnese si aggiungono motivi simbolici e allegorici sparsi in entrambe le composizoni. Dello stesso anno è il Cavaliere, conservato a Madrid nella collezione Thyssen-Bornemisza.

Scuola di Santo Stefano

Tra il 1511 e il 1520 realizza i cinque teleri con le Storie di santo Stefano per la Scuola omonima: Stefano condotto in giudizio, conservato al Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi a Firenze, la Predica di Stefano, del Louvre di Parigi e databile dubitativamente al 1514, la Lapidazione di Stefano, della Staatsgalerie di Stoccarda, Disputa di Stefano fra i Dottori nel Sinedrio della Pinacoteca di Brera a Milano e un'altra scena dispersa.

La tarda attività è riservata in parte alla provincia e condivisa con i figli Benedetto e Piero.

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ultimo aggiornamento 19 febbraio 2006
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