Piero della Francesca (Borgo San Sepolcro Arezzo 1415/1420-1492) (l'anno di nascita non è sicuro, poichè un incendio negli archivi comunali ha distrutto gli atti di anagrafe) fu un pittore e matematico italiano la cui opera pittorica - centrata quasi esclusivamente su temi di carattere religioso - servì come punto di riferimento per molti artisti rinascimentali, primo fra tutti l'altro grande maestro della prospettiva nel Quattrocento, Melozzo da Forlì.
Fin dalle prime opere note si evidenziarono le caratteristiche di Piero: estrema attenzione all'organizzazione prospettica e ritmica, semplicazione geometrica dei volumi, accordo tra immobilità cerimoniale e verità umana, luce altissima che schiarisce le ombre e intride i colori.

Piero della Francesca nacque da Benedetto de' Franceschi, calzolaio e conciatore, e da Romana di Perino da Monterchi. La sua formazione avvenne nella bottega di Domenico Veneziano a Firenze e a contatto con il Beato Angelico, suo mediatore verso Masaccio e Brunelleschi. Insieme al primo dipinse gli affreschi, oggi perduti, per il coro della chiesa di Sant'Egidio a Firenze.
Nel 1442 ritornò a Borgo Sansepolcro dove, tre anni più tardi ricevette la commissione del polittico per l'altare della chiesa della Misericordia. A Ferrara nel 1449 lavorò nel Castello degli Este e nella chiesa di Sant'Agostino (affreschi perduti). Negli anni Quaranta del Quattrocento dipinse il "Battesimo di Cristo" e i pannelli con "Crocefissione e i santi Sebastiano e Giovanni Battista" per il "polittico della Misericordia".
Nel 1451 fu a Rimini, chiamato da Sigismondo Pandolfo Malatesta a lavorare al Tempio Malatestiano dove lasciò l'affresco votivo raffigurante Sigismondo in ginocchio davanti a san Sigismondo. Qui conobbe Leon Battista Alberti, e si spostò ancora ad Ancona, Pesaro e Bologna.
Nel 1452 fu chiamato a sostituire Bicci di Lorenzo negli affreschi di San Francesco ad Arezzo.
Nel 1453 ritornò ancora a Borgo San Sepolcro, dove, nell'anno successivo stipulò il contratto per il polittico dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino. Poco dopo, chiamato da papa Niccolò V, si recò a Roma, dove eseguì affreschi per la basilica di Santa Maria Maggiore (dei dipinti restano solamente alcuni frammenti). In un secondo viaggio a Roma nel 1455 lavorò ad affreschi oggi perduti nei Palazzi Vaticani. A questo periodo si possono far risalire il "Battesimo di Cristo", la "Flagellazione", la "Madonna del parto" e la "Resurezione".
Fu quindi a Urbino alla corte di Federico da Montefeltro dove entrò in contatto con Melozzo da Forlì e con Luca Pacioli. Dipinse il "dittico" con le immagini del duca e di sua moglie, la "Sacra Conversazione", la "Madonna di Senigallia" e la "Natività".
Documentato a Rimini nel 1482, fece testamento nel 1487 e morì a Sansepolcro il 12 ottobre 1492.
Alla sua bottega studiarono fra gli altri Luca Signorelli e Pietro Perugino. Negli ultimi anni scrisse De Perspectiva Pingendi, De quinque corporibus regularibus e un manuale di calcolo De Abaco. I due libri di geometria e matematica dimostrano l'ottima conoscenza che Piero aveva della materia.
Opere
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