Giorgio o Zorzi da Castelfranco, detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1478 circa - Venezia 1510), fu un pittore italiano.
I suoi soggetti sono vivi, e il colore domina sul significato oscuro delle opere fantastiche. Figure e paesaggi sono armoniosamente amalgamati, all'interno di una realtà dalle mille sfumature.
Biografia
Secondo il Vasari è allievo di Giovanni Bellini, da cui riprende il gusto per il colore e l'attenzione per i paesaggi, sempre secondo il Vasari è influenzata delle opere di Leonardo, di passaggio in laguna, infatti dice il Vasari:
"Aveva veduto Giorgione alcune cose di mano di Lionardo, molto fumeggiate e cacciate [...] terribilmente di scuro".
Le sue committenze usuali sono per una ristretta cerchia di intellettuali appartenenti a famiglie patrizie che prediligono ritratti e opere di piccolo formato con sogetti criptici, al contrario vene chiamato ad eseguire solo due opere pubbliche: un telo per la Sala delle udienze in Palazzo Ducale, perduto, e la decorazione a fresco del Fondaco dei Tedeschi, di cui rimane solo un'Ingnuda molto rovinata, ora alle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
La Pala di Castelfranco, una tempera su tavola databile al 1503-04 circa, fu commissionato da Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia nel Duomo di Santa Maria Assunta e Liberale a Pesaro, in occasione della morte del figlio Matteo, accorsa tra la primavera del 1503 e l’estate del 1504 nel corso di una campagna militare, il defunto è raffigurato in bassorilievo sulla lapide tombale, ora posta ai piedi dell’altare, ma originariamente murata al lato della cappella. Il dipinto, raffigura la Madonna col Bambino su un alto trono, a sua volta sopra un basamento che poggia su un sarcofago di porfido, con lo stemma della famiglia Costanzi, a cui i due personaggi sacri rivolgono uno sguardo malinconico. Probabilemnte la volontà di far rivolgere uno sguardo tiste e assorto al sarcofago, rappresentante il figlio morto, condizionò l'organizzazione iconografica della scena, creando quello che potrebbe essere definito come una altissima piramide, con al vertice la testa della Vergine e come base i due santi, che si trovano in basso davanti ad un parapetto: a destra Francesco e a sinistra Nicasio, quest'ultimo identificabile dall’insegna dei cavalieri di Malta, in passato si erano fatti i nomi di san Giorgio o san Liberale, patrono della città e di Treviso, più realisticamente si tratta di san Nicasio venerato, spesso insieme a san Francesco, soprattutto a Messina, città di origine di Tuzio, anch’egli cavaliere di Malta, emtrambi rivolgono il loro sguardo all'ipotetico osservatore, facendo da tramite tra il mondo reale e quello divino. L'artista, inoltre, inserisce i personaggi sacri in un esterno, con sullo sfondo un paesaggio ampio e profondo, formato da campagne e colline, con nello due minuscole figure di armati e un villaggio turrito in rovina. Stilisticamente la pala è costruita attraverso un tonalismo dato dalla progressiva sovrapposizione di velature a strati colorati, che rendono il chiaroscuro morbido e avvolgente.
Probabilmente del 1500 circa è la Sacra Famiglia conservata alla National Gallery of Arts di Washington.
Tra il 1505 e il 1510 esegue e l' Adorazione dei Pastori, conservata alla National Gallery of Arts di Washington.
Del 1506 circa è il Ritratto di Giovane donna detta Laura, conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Tra il 1506 e il 1508 realizza La tempesta, per Gabriele Vendramin, un olio su tela. Paesaggio con sullo sfondo un paese che sta per essere investito da un temporale. In primo piano, una donna semivestita allatta un bambino sulla destra, mentre un uomo in piedi li guarda, appoggiato ad un'asta sulla sinistra (forse sono Adamo ed Eva con Caino); i personaggi sono assorti, non c’è dialogo fra loro, sono divisi da un ruscelletto e lontani dalla città (su cui si scatena la furia divina). Le possibili interpretazioni sono molte, a causa dei colti riferimenti per noi ermetici. Il soggetto è comunque il colore, che riesce a creare l'illusione di una prospettiva infinita.
Sempre tra il 1506 e il 1508 realizza anche il cosidetto Tramonto, dipinto conservato alla National Gallery di Londra con san Rocco ed san Gottardo che scopre l'ulcera sulla coscia del primo, immagine realizzata forse inseguito alla peste che si abbatté nel Veneto nel 1504.
Il san Giorgio e il drago in alto a destra è opera di un restauratore della metà dell'Ottocento.
Nel 1508 circa realizza la Venere dormiente, per Girolamo Marcello, un olio su tela dove la dea è colta mentre dorme rilassata su un prato, inconsapevole della sua bellezza. Il paesaggio è modellato su più piani: il cespuglio dietro la dea, il villaggio sulla sinistra, il borgo e la montagna in lontananza, sottolineando il torpore delle scena.
Probabile intervento del Tiziano.
Tra il 1508 e il 1509 circa realizza I tre filosofi, per Taddeo Contarini, un olio su tela con i Re Magi che decifrano la profezia sulla nascita del re dei re. La difficoltà interpretativa era voluta dai committenti, ricchi e raffinati, che volevano opere misteriose, piene di simbologie. Le figure sono costruite per colori e masse, non linee; i colori contrastanti separano le figure dallo sfondo, creando un senso di prospettiva. A sinistra vi è l'imboccatura di una caverna, oscura, verso cui guarda il più giovane, ed al centro si apre un paesaggio immerso nella luce.
Muore giovanissimo di peste nel 1510. Problematica si è rilevata nei secoli l'attribuzione di alcuni dei suoi dipinti, di recente quasi unanimemente attribuiti al giovane Tiziano.
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